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Premessa

Questo documento ha finalità esclusivamente propositive e costruttive per alimentare il dibattito e la collaborazione tra il “trust” dei tifosi della società calcistica cittadina, l’SS Arezzo, e l’attuale proprietà cui va innegabilmente riconosciuto il merito dell’acquisizione del club in un momento particolarmente delicato, in cui non erano stati disputati i playoff promozione per motivi economici e la stessa iscrizione al campionato successivo era messa in forte dubbio.

Nel corso di questa stagione sportiva va riconosciuto a Mag srl, ai fratelli Manzo, ed alla proprietà tutta impegno ed investimenti economici rilevanti, purtroppo con esito non positivo, per tenere in alto le sorti calcistiche del club.

 

Il “trust” Orgoglio amaranto nasce nel giugno del 2010 con la volontà di portare le istanze più pure e genuine dei tifosi amaranto all’interno della compagine societaria, detenendone quote di proprietà, e cercando quindi di condizionarne, in senso positivo, scelte ed obiettivi. Ovvero riportare, dopo gli anni di verticismo assoluto della gestione Mancini, il movimento calcistico aretino, tramite l’azionariato popolare, tra la sua gente. Il Comitato vuole aggregare e unire tutti gli appassionati, sia della città che della provincia, con un movimento “dal basso” che faccia riscoprire la sana passione per i colori della propria terra.

 

Orgoglio Amaranto si prefigge anche l’ambizioso traguardo di riconoscere come il giudizio sulla Società non sia interamente dipendente, per quanto importante, dall’andamento sportivo della squadra. Il nostro è un interesse proiettato sulla globalità di operato del club, sulla sua sostenibilità e quindi possibilità di continuare la propria attività nel tempo. Una analisi comprendente quindi anche altri aspetti come la salute finanziaria e tutte le iniziative attivate nei confronti e a beneficio della comunità.

 

Pensiamo che gli sportivi, se organizzati in associazione tra loro, possono ricoprire un ruolo di primo piano nel controllo e nella determinazione delle politiche di indirizzo del club e pertanto in questa prospettiva formuliamo queste analisi/proposte:

 

 

Settore Giovanile

  • APPARTENENZA Un forte legame con le proprie radici significa senso di appartenenza, attaccamento alla maglia, elementi drammaticamente mancati quest’anno nella prima squadra, e riconoscersi in valori comuni condivisi che ben difficilmente saranno replicabili con ragazzi delle provenienze più disparate e remote. Storicamente, proprio per la cronica scarsa attenzione al vivaio da parte dell’Arezzo, tanti talenti aretini, anche nell’attuale, sono andati fuori città a fare le fortune di altre società professionistiche.
  • I ragazzi delle giovanili saranno i migliori tifosi dell’Arezzo del futuro. Elemento non trascurabile per Orgoglio Amaranto è inoltre la possibilità, con un organico composto prevalentemente di atleti del territorio, che i migliori ambasciatori dell’Arezzo saranno proprio i suoi stessi “canterani”. Un percorso di lunga militanza con la maglia amaranto cucita sulla pelle, oltre ai vantaggi sportivi, li trasformerà automaticamente nei più accesi sostenitori del cavallino del futuro allargando quella base di passione, da trasmettere nelle generazioni, che rappresenta il valore patrimoniale più grande su cui una società calcistica ha il dovere di investire.
  • Inutile ricordare come società prive di seguito, a qualsiasi livello, abbiano maggiori difficoltà in ogni ambito. Viceversa è recentissimo l’esempio del nostro Arezzo dove la passione popolare è stata il primo motore verso la salvezza economica e sportiva della società.
  • ETICA Il calcio non è solo un gioco, ma anche, per i valori che rappresenta: lealtà, coraggio, tenacia, senso dell’appartenenza, rispetto dell’avversario, spirito di sacrificio ecc. un’opportunità di crescita individuale e umana. Crescere con questi valori, divertendosi in un ambiente sano deve essere un obbiettivo che la Società si deve proporre.

 

Obiettivi:

 

  • COMPETENZA Inserire dirigenti specifici del settore giovanile che si occupino dell’aspetto gestionale e di progetto, integrati dai responsabili tecnici e di scouting, che seguano le loro indicazioni. Ovvero definire un organigramma preciso e definito per responsabilità e sfere di competenza che stabilisca obiettivi di medio/lungo temine “misurabili” e definiti.

 

  • TERRITORIO Sviluppare accordi con società dilettantistiche del territorio, cosa attualmente drammaticamente assente, per creare una rete di società affiliate a cui trasmettere competenze, visibilità e giocatori. Tutto questo finalizzato ad un rapporto privilegiato ed esclusivo nel poter tesserare i migliori nuovi talenti di quelle società. Nel caso di premi valorizzazione stabilire delle forme di ritorno alternative o comunque ridotte. Creare quindi un progetto di” Società affiliate Arezzo”.

 

  • Sotto il profilo gestionale, è evidente, Il ricorso massivo al reclutamento di giovani provenienti da altre regioni appesantisce i costi legati alla loro permanenza ed alla loro istruzione distraendo parte delle risorse destinabili come investimento in tecnici e strutture.

 

  • STRUTTURE e TECNICI per quanto ancora purtroppo incerta e non definita la concessione dell’impianto delle Caselle è necessario, per la prossima stagione, individuare strutture idonee e funzionali allo svolgimento dell’attività giovanile e di base. Ormai le attuali strutture sono inutilizzabili e fatiscenti, da un lato pregiudicando l’aspetto tecnico e mettendo a rischio di infortuni i giovani atleti, dall’altro dando una immagine non corretta della società che quindi rischia di perdere potenziali nuove leve (ed i loro genitori) scoraggiati dalle strutture in cui si dovrebbero allenare. Oltre ai campi è necessario individuare uno staff tecnico qualificato, magari dando continuità e seguito al lavoro, con un progetto di gioco condiviso in ogni categoria, fino dall’attività di base.

 

Struttura societaria

 

  • Sicuramente quello che è apparso evidente, fin da subito, è che finalmente, dopo molti anni, la SS Arezzo avesse una proprietà molto forte e solida, rispettosa degli impegni assunti e vogliosa di fare bene. Quello che non ha marciato di pari passo sono state le figure gestionali chiamate a dare gambe a quella volontà.

 

  • Ovviamente chiunque impegna ingenti risorse finanziarie in un campo per lui nuovo e non affine alle precedenti esperienze imprenditoriali può avere il riflesso condizionato di affidare ruoli all’interno della società calcistica a collaboratori di fiducia che già hanno collaborato con la proprietà in altri ambiti economici e dimostrato il loro valore. Purtroppo “l’impresa calcio” pur rispondendo completamente alle logiche economiche comuni ha alcune particolarità che la rendono unica e molto difficile da gestire.

Non ci si inventa dirigente sportivo, le sue funzioni, diversificate se lasciate all’improvvisazione rischiano di produrre problematiche anche gravi.

 

Il dirigente sportivo deve assolvere principalmente questi compiti:

  • definire preventivamente con la proprietà gli obiettivi da conseguire, quelli per l’annata sportiva, e quelli di medio/lungo periodo;

  • stabilire un codice etico e valoriale su cui si fondino le strategie generali della Società;

  • creare una struttura organizzativa professionale in ogni sua area, con organigrammi definiti;

  • collaborare, ognuno con il proprio ambito di competenza, con l’area tecnica;

  • organizzare una valida scuola calcio e un qualificato settore giovanile, perché garantiscono il futuro della società;

  • prevedere un efficace piano di comunicazione e marketing, che serva per reperire e consolidare le risorse economiche in modo da rispettare il budget di spesa preventivato;

  • comunicare all’esterno in maniera efficace ed incisiva le determinazioni della Società.

 

  • Purtroppo la gestione manageriale di questa annata sportiva è stata lacunosa sotto molteplici aspetti, il principale quello della scelta dei collaboratori tecnici, è giusto dirlo è giusto prenderne atto. Anche sotto l’aspetto comunicativo, nonostante anche le tante cose buone fatte, la città non è mai riuscita a percepirle. Comunicativamente, all’esterno, la Società è apparsa arroccata in sè stessa, poco incline a condividere e far partecipe la comunità del proprio progetto calcistico. In definitiva l’azienda calcio vive della passione e dell’attaccamento dei propri tifosi, non coinvolgerli spiegando le ragioni di una scelta piuttosto che l’altra ha creato una spirale di insicurezza alimentata, purtroppo, dai risultati sportivi.

 

Chi dirige un’azienda tradizionale, correttamente, non è abituato a condividere i suoi progetti con i propri clienti; nel calcio, invece, se si vuol avere consenso e sostegno, diviene indispensabile. Ad Arezzo, in special modo, trasparenza e chiarezza premiano sempre.

 

  • Nella nostra società, fatta di internet, social media, accesso immediato ad ogni forma di contenuto apparire è quasi più importante che essere. Purtroppo nella SS Arezzo, in questa stagione, non è mai esistito un punto di riferimento comunicativo chiaro per i media e per i tifosi, chi si è alternato a rappresentare la Società pubblicamente lo ha fatto lanciando messaggi, in alcuni casi, distonici con la realtà e comunque non aderenti ai risultati del campo.

 

  • Una società calcistica è nella maggior parte dei casi, sicuramente nel caso della SS Arezzo, l’espressione sportiva massima di un territorio, di una comunità. Il tifoso si rispecchia nella maglia e in chi la rappresenta, deve poter proiettare la squadra in qualcosa di “proprio” ed a lui vicino ed affine, da cui ricevere certezze di impegno e passione. Non avere nei quadri dirigenziali nessuna figura locale non ha aiutato a creare certamente questo clima.

 

Obiettivi:

 

  • Per Orgoglio Amaranto è necessario un profondo rinnovamento, anche con scelte drastiche e dolorose, ad ogni livello, sia tecnico che gestionale.

 

  • Individuare figure professionali con esperienza calcistica o manageriale specifica, con attenzione, per quanto possibile, nel garantire la presenza di dirigenti locali.

 

 

Conclusioni

  • Purtroppo l’epilogo finale della stagione è stato amaro e deludente, per tutti. Orgoglio Amaranto esorta la proprietà e la Società tutta a rinnovare gli sforzi con ancora maggiore determinazione, accogliendo le nostre proposte, per una pronta risalita nelle categorie professionistiche che certamente competono alla gloriosa maglia amaranto.

 

  • Nella speranza che queste riflessioni ed indicazioni possano essere quanto meno analizzate e prese in considerazione Orgoglio Amaranto ribadisce la propria volontà di collaborare e continuare a condividere un percorso, più di quello che è avvenuto nella stagione appena conclusa, non per nostra volontà, con l’unico scopo di vedere la gloriosa maglia amaranto sempre rispettata e onorata, cercando di migliorare allenamento dopo allenamento, partita dopo partita, stagione dopo stagione verso traguardi sempre più prestigiosi nella prospettiva sopra esposta.

 

  • In ultimo vogliamo condividere una riflessione, particolarmente calzante circa il lavoro che ci attende, dello scrittore Daniel Pink:

“Nel nostro lavoro siamo motivati da tre fattori primari: l’autonomia, ossia l’esigenza di dirigere la nostra vita; la padronanza, ossia l’impulso a migliorarci costantemente in qualcosa che conta; lo scopo, ossia il desiderio di lavorare al servizio di qualcosa di più gr